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[Monthly Pilot] Aprile



Informazioni di servizio necessarie prima di cominciare: non sono morta, la real life è stata impegnativa e a marzo non ci sono state novità televisive di rilievo tali da richiedere un mio commento al vetriolo.
Invece, ad aprile è cominciata la stagione primaverile della programmazione giapponese, che per me è stata fitta di nuove serie da dissezionare chirurgicamente commentare: seguitemi in questa mirabolante (?) recensione e, se sarete tanto bravi da arrivare fino in fondo, ci sarà anche una piccola sorpresa! #clickbaitingatitsbest

Fai un salto, fanne un altroCollapse )

[Monthly Pilot] Febbraio



(© Giphy)

Ciao!

Speravate che non ritornassi ad ammorbarvi con le mie opinioni non richieste, vero?
Beh, diciamo che la real life si è messa d’impegno per distogliermi dal mio COFFlavoroCOFF di recensorA, ma ho vinto io. Più o meno. Tuttavia, questo mese la rubrica sarà un po’ stringata e divagante, dal momento che non solo non sono iniziati nuovi anime, ma io non ho avuto tempo/voglia di recuperare serie.

Ciancio alle bandeCollapse )

[Monthly Pilot] Gennaio


(© Tumblr)

Did you miss me?
No?
Ingrati.

Quanto tempo è passato dall’ultima volta in cui ho scritto una recensione? Troppo.
E il fatto di essere stata impegnata a cercare un lavoro lavorare assecondare la mia inguaribile accidia intellettuale non mi giustifica affatto.
So, back to square one, si ritorna ai tentativi vani di non far ammuffire questo Livejournal, che è, pur sempre, un blog di recensioni.

(Effe guarda l’Autentico Blog di Recensioni™ del Doc Manhattan. Contempla la propria pochezza scrittoria, piange, cerca un posto in cui nascondersi, poi si ricompone. Per quanto possa ricomporsi una persona in tuta, felpa di pile e una t-shirt del Re Leone comprata su Qwertee)

Si ritorna, dicevamo, con una nuova fiammante rubrica a cadenza mensile #crediciforte, in cui presento le mie prime impressioni sui pilot delle serie televisive (telefilm o anime) che ho iniziato in quel mese.
Nei periodi in cui ci sarà particolare scarsità di materiale, ovvero principalmente quelli d’intermezzo fra le stagioni della programmazione giapponese, è abbastanza probabile che vi parli di qualche vecchia serie in fase di recupero. Non avendo seguito anime dal 2007 al 2013 inoltrato ed essendo intenzionata a colmare questa lacuna, è abbastanza improbabile che io finisca gli argomenti di cui discutere.
Inoltre, tratterò anche di eventuali serie droppate prima della loro naturale conclusione, in modo da poterci vomitare acido sopra risparmiarvi il tempo di vita che io ho sprecato a vederle.

Ciancio alle bandeCollapse )








 
Attenzione!
Questa recensione (o presunta tale) contiene una miriade di SPOILER su Broadchurch, oltre ad un esplicito riferimento SPOILER alla 03x01 di Sherlock (BBC), "The Empty Hearse".

Opinioni molto piccate su BroadchurchCollapse )
Breve pistolotto introduttivo sulle serie americane, riassumibile con “Se posso, evito di guardarne”.
Ho già espresso in più luoghi il mio ribrezzo per i rigurgiti narrativi degli sceneggiatori d’oltreoceano: stagioni con troppi episodi spalmati su troppi anni senza mai mettere un punto fermo alle trame orizzontali perché è peccato mortale farlo, quantità a discapito della qualità, scelte commerciali per raggiungere sempre la pancia, e mai il cervello del pubblico, cliffhanger ammanniti come se fossero l’espediente narrativo più innovativo del secolo (flash news: NON. LO. SONO.), la nuova frontiera dell’odio costituita da pause settimanali e/o mensili PERCHÉ BOH.
Tuttavia, ogni tanto ci casco e mi lascio coinvolgere lo stesso: con Hannibal e la sua recitazione da tragedia senecana- nel mio linguaggio, è un complimento- mi è andata bene. Per ora.
Con altri… Beh, un po’ meno.

Opinioni non richieste su Dracula, Marvel Agents of SHIELD e Almost HumanCollapse )
Da brava Miss Scrooge, non ho intenzione di esimermi dal postare una bieca recensione telefilmica che rovini questo zuccheroso clima di neve, regali ed elfi impacchettatori. Bieca, ma comunque oggettiva, nei limiti del possibile.
In questo post si parlerà dei telefilm che ho seguito a partire da settembre, di qualcuno che ho iniziato e poi abbandonato e di un paio di novità che mi aspetto dalla prossima stagione.


Opinioni non richieste su Whitechapel e Ripper StreetCollapse )

[Biscottini Gufici] Ripper Street

Attenzione!

State per leggere una roba delirante che finge male di essere una recensione.
Si segnalano abusi di terminologia inglese because of reasons, definizioni improbabili seguite del tutto arbitrariamente da questo segnetto qui → ™, hashtag mutuati da Twitter (che non ho), (cit.) come se piovessero, nonché notazioni da slasher che potrebbero turbare… Beh, se vi fate turbare da una roba come lo slash, è meglio che nelle mie pagine non ci mettiate proprio piede, pulcini miei Coltello

Read more...Collapse )

[La Musa Ondivaga] Effe. Effe everywhere!

Ciao, sono Effe e sto intasando la tua f-list con un post assolutamente inutile! Hi

[La gif ha l'intenzione di essere fastidiosa, sappiatelo!]

Sono circa tre mesi che sto lavorando alla tesi ad un post-recensione fiume su tutto quello che ho letto/visto nel periodo in cui non ho scritto nulla... incluso il post stesso.

Comunque, approfitto dell'occasione per informarvi che, da oggi, potete trovarmi in questi due ameni lidi, visto che, molto probabilmente, il poco altro che posterò non andrà più su EPF.
Su AO3 mi sono limitata a ripostare la mia (prima e ultima) fanfiction su Sherlock (BBC); l'altro LJ sembra deserto, in realtà, c'è un post überlocked con i miei deliri su dei p0rn-prompt che non fillerò mai.

AO3:
http://archiveofourown.org/users/SignorinaEffe87/profile

Writing Journal:
mutusjournal

[La Scribacchina] Niente di particolare

Mi sono accorta con orrore che non posto da Febbraio, a dispetto dei due Post-It Ammonitori che giacciono marcescenti e smozzicati nel mio hard-disk.

Faccio esami a raffica, fotocopie a mazzi e non scrivo una mazza. Però ho un buon allevamento di plot-bunnies in un polveroso angolino del mio cervello, che è già qualcosa.

E niente, avevo voglia di intasarvi la friend-list con la mia solita fuffa.

No, proprio niente niente no: tra luglio e agosto, per tre settimane, sarò impegnata nel mio primo Scavo archeologico con la S maiuscola, a Verucchio (RI). Viste le premesse, io e la spedizione potremmo già considerarci fortunati se becchiamo un muretto etrusco, però io sono emozionata lo stesso.

Alla prossima 

"Lo stolto non vede lo stesso albero che vede il saggio."

W. Blake



*Attenzione!*

I post contrassegnati dalla sigla PA contengono opinioni opinabili della sottoscritta. La suddetta si rende pertanto disponibile ad intraprendere discussioni al riguardo con chiunque.

A patto che i toni siano civili, la lingua sia non cuneiforme italiana e gli epiteti si mantengano ad un livello di maturità superiore alla categoria "insulti da partita di biglie del dopo-scuola dell'Asilo Pini".

Avvertenze preliminari: potrebbe risultare indigesto per Vestali, amyketti ambosessi, critici di dubbia serietà e sceneggiatori italioti.


1.
Non aprite quella pagina!



Credo di aver capito la lezione: io, sulla pagina Facebook di Sherlock Holmes-il film, non ci devo più andare.

O almeno, non ci devo più andare quando voglio rilassare i miei nervi dopo una giornata di studio, perché, ogni stramaledetta volta, finisco per cliccare la salvifica X rossa con una quantità di bile in corpo da poter corrodere il parquet di casa con uno sputo.

Preferisco esimermi dall'esprimere un giudizio: non reputo sia mal frequentata, ma comincio a sospettare che tutti i personaggi più irragionevoli che vi bazzicano si radunino lì quando compaio io. E, un giorno o l'altro, un brutto giorno, qualcuno di loro sarà speditamente mandato in quel mal noto paese con un biglietto di sola andata.

La prima ad aver rischiato di incorrere nella mia ira funesta è stata una fanciulla, i cui interventi sono caratterizzati da un palese e insistito sprezzo per l'integrità della lingua patria. Anche perché, scusatemi se sono tonta, non vedo il motivo di risparmiare su vocali, punteggiatura e affini su una piattaforma in cui non ci sono limitazioni di caratteri.

Misteri di Faccialibro, I presume

La boutade geniale è stata fatta in risposta ad una domanda, posta da un utente, su un eventuale confronto con la serie della BBC, Sherlock.

La maggior parte di coloro che hanno risposto ignoravano l'esistenza della serie britannica *inserire qui mesto sospiro*, altri la trovavano apprezzabile, se non migliore rispetto al film.

In eroica controtendenza al gregge belante di cui sopra, la fanciullina dichiarava che "solo Robert Downey Junior è il vero Sherlock Holmes", con susseguente elenco di "bellezza, fascino, ironia, sharm (sic, e El Sheik versa calde lacrime da sedotto e abbandonato, fra le pagine ingiallite e spiegazzate di un vecchio atlante impolverato)".


C'ho le prove... #1


C'ho le prove... #2

"Fermate le rotative!

Non c'entra nulla, ma avrei voluto dirlo da sempre!"

Chi mi becca questa citazione, vince un contratto matrimoniale direttamente da Las Vegas; si accettano anche Pacs. I googlatori saranno squalificati.

Momento. Momento. Momento.

Chiariamo immantinente, a scanso di equivoci: io ho visto entrambi i film di Guy Ritchie e mi sono piaciuti.

Forse non ci crederete, però ho apprezzato il secondo ancora più del primo, nonostante il rallenty esasperato, le esplosioni e tutti i motivi vari ed eventuali per cui i puristi integralisti di Sherlock Holmes hanno storto il naso tipo lo slash conclamato.

(Nota per il correttore automatico del Macbastardo: il solo motivo per cui non ti ho ancora disattivato è che mi fai notare gli errori microscopici di battitura, ma se non la pianti di sostituirmi slash con smash a tradimento, I will exterminate you!)

Tuttavia, per quanto possa non avere dubbi nel riconoscere la bravura di Downey Jr, bisogna ammettere che Benedict Cumberbatch e la serie della BBC sono ad un altro livello, per quanto riguarda la fedeltà al canone.

E il problema, a mio modesto parere, sta tutto qui, proprio nel canone. Canone di cui la fanciulla ignora l'esistenza e che è stata invitata a leggere da un altro utente, il quale ha mosso obiezioni ragionevoli, solo senza condirle di maledizioni & improperi come avrei fatto io al suo posto, se avessi agito d'impeto.

Per mia fortuna ma anche no, di solito non lo faccio.

E non è la sola, purtroppo: al cinema, proprio dietro di me, era seduto un ragazzino di circa tredici anni, il quale ha trascorso l'intera proiezione a tediare la madre (e me nella fila sotto) con domande tipo "Ma quel Moriarty lì, chi cavolo è?" o, peggio, "Ma Holmes è morto davvero nella cascata?".

Forse sarò un caso clinico particolare, ma io a quell'età mi ero già sbafata un discreto ammontare di racconti e romanzi su Sherlock Holmes e neppure le riduzioni per ragazzi fanno mistero della morte e susseguente "resurrezione" del consulente investigativo.

A me è parso un deja-vu della scena in cui, durante la proiezione de "Le Due Torri", tutte le mie amiche si sono voltate sconvolte verso di me e mi hanno supplicato di dire loro se Aragorn fosse morto davvero, dopo il volo giù dal dirupo.

Ero l'unica del gruppo ad aver letto "Il Signore degli Anelli", ma, mi pare giusto ammetterlo, lo avevo fatto alla vigilia dell'uscita del primo film, solo per evitarmi sgradevoli sorprese (tipo i miei personaggi preferiti che schiattano in scene raffazzonate, come nel finale di "Harry Potter").

Pensavo che l'automatismo "è uscito il film tal dei tali; ora vado a leggermi il libro da cui è tratto" funzionasse anche per altri, e invece non è così: la gente, non tutta, ma una considerevole fetta, si accontenta, soprattutto se quello che vede è una buona sollecitazione a livello estetico.

Un po' come le ragazzine rabbiose che ti soffiano contro idrofobe quando osi fargli notare che Edward "Sbrill" Cullen non è il solo esemplare di vampiro esistente, e neppure il più letterariamente riuscito, ad essere onesti.

Questo mi riporta alla mente una storiella, raccontatami da mia madre ormai un decennio fa; sono sempre stata convinta che si trattasse di una leggenda metropolitana, ma si sa che la vita è tanto strana e imprevedibile, che potrebbe anche essere successo veramente.


Durante una gita scolastica, un bambino si era rifiutato di credere alla maestra che gli aveva mostrato una mucca, una normale, ruminante, puzzolente mucca pezzata. Per lui, la sola, vera mucca era quella viola, innocua e inodore della pubblicità del cioccolato Milka, vista in televisione.

Ed ora, passiamo oltre.


2.
La disfida dei criticoni


Ricapitolando, abbiamo un gruppo di persone che, nella migliore delle ipotesi, ha completamente travisato un personaggio-cardine della letteratura gialla mondiale, nella peggiore sforna ficcyne het OOC di indubitabile sgradevolezza.


*Nota a margine*

Io non ho nulla contro le hetter.

Io mi scrivo le mie scartoffie, loro si scrivono le loro e ognuno vive felice nella propria metà del fanon, rispettandosi e ignorandosi reciprocamente in pace.

Il mio strale è riferito al considerevole florilegio di fiction, comparse nel fandom di Sherlock (BBC), guarda caso dopo la messa in onda in chiaro, in cui il sarcastico e sentimentalmente asettico Sherlock Holmes diventa uno sciupafemmine carino & coccoloso, tutti gli altri personaggi acquisiscono lo spessore psicologico e la pregnanza narrativa di una Sottiletta Fila & Fondi Kraft e imperversano Marie Susanne bellissime, intelligentissime e, soprattutto, simpatiche come una sessione di depilazione inguinale con la carta moschicida.


*Fine della nota*


Il secondo intervento urtante da me rinvenuto su quella pagina proviene da un'utente angolofona, la quale afferma di apprezzare il film e linka una recensione critica riguardo a "that stupid TV series by Stephen Moffat".


C'ho le prove... #3

Sorvoliamo sulla gratuità dell'epiteto, che magari sarebbe stato più saggio ed educato risparmiarsi su una piattaforma pubblica; preferisco affondare le mie zanne velenose sull'articolo, il quale ha l'altisonante e minaccioso titolo "Sherlock or How to Destroy a Myth".

http://yareah.com/?p=1176


Leggetelo in tutta la sua spocchia, perché il mio intervento ne citerà solo alcuni passaggi.

Il critico commette due errori, a mio parere madornali: mescola indebitamente le pere con le mele e, soprattutto, giudica qualcosa che non ha visionato per intero.

Partiamo dalle pere e dalle mele: l'autore stigmatizza la smania tutta attuale di modernizzare opere letterarie ambientate nel passato e cita Troy.

T. R. O. Y.

Che, di tutte le nefandezze contro la letteratura, il buon gusto e i classicisti di cui può essere accusato, di sicuro non ha cambiato la collocazione temporale della vicenda.

Certo, gli dei che reggevano i destini del conflitto e degli uomini come burattinai implacabili sono stati cancellati "perché gli spettatori americani non avrebbero capito" (così disse lo sceneggiatore, che aveva un'alta opinione delle capacità intellettive dei propri compatrioti), Achille passa da spietata macchina per uccidere a bello e psicologicamente tormentato (e se Patroclo è suo cugino, io sono un unicorno rosa a pois), Briseide ha rapito, ucciso e preso il posto di Cassandra (senza le visioni di rovina, forse gli americani non avrebbero capito neppure quelle), però...

… Tutto questo scempio è stato perpetrato in uno scenario che si sforza di somigliare all'epoca della vera guerra di Troia.

Esempio sbagliato, scacco al re.

Giudicare qualcosa che non si è visto per intero ti precipita in un nanosecondo da critico severo, degno delle migliori riviste letterarie, a urlatore importuno che, al massimo, può ambire alla pensilina dell'autobus il lunedì mattina.

Per questo, la recensione insultante di Gamberetta nei confronti di Harry Potter, che ammette di aver letto solo fino al quarto libro, è ininfluente dal punto di vista critico-letterario, niente più che una frecciata tendenziosa da bastian contrario contro un fenomeno di massa, a prescindere dalla sua effettiva validità o meno (*).


L'autore accusa la premiata ditta Moffatt & Gatiss di aver reso Sherlock Holmes politicamente corretto, perché non fuma più la pipa e non fa uso di droghe.

Sì, avete letto bene; da ciò, senza avere la spiccata capacità deduttiva di Holmes, deduco che costui non ha neanche finito di vedere "A Study in Pink".

In questo episodio, durante la retata antidroga di Lestrade al 221b di Baker Street, quando Watson sostiene che non possono nutrire dubbi del genere su una persona come Holmes, è lo stesso Holmes ad invitarlo a tacere. Indizio evidente del fatto che, almeno prima di incontrare l'amico e coinquilino, Holmes si drogava e Lestrade, il quale lavora con lui da cinque anni, lo sa.

Inoltre, nella seconda stagione, si vede Sherlock fumare (all'obitorio, la sigaretta gli viene offerta dal fratello, 02x01), cercare disperatamente le sigarette senza trovarle, sniffare il fumo della sigaretta di Henry Knight (02x02) and so on.

Esempio confutato, scacco matto.

Davvero, non riesco a capire come qualcuno possa pensare di aver scritto una critica costruttiva, basata su argomentazioni così vacillanti, anzi completamente infondate, e che sembra tanto un tentativo un po' puerile di uscire dal mucchio, del tipo "Siccome tutti dicono che è meraviglioso, io mi sento superfaigo se dico l'esatto contrario".

Mi sembra persino di sentire lo gnégné in clausola.

Sto pensando a cosa potrebbe uscire dalla tastiera di questo caro collega criticone d'oltreoceano, il giorno in cui i suoi occhi si poseranno sul pilot di "Elementary", il fantasmagorico scopiazzamento remake americano della serie inglese, che sarà ambientata a New York, nel XXI secolo e, già dal titolo, lascia intendere cos'hanno capito gli americani di Sherlock Holmes.

Nulla di nulla.


3.
Se Atene piange...

Chi mi conosce, sa che non nutro molta stima, né fiducia nelle capacità degli sceneggiatori americani; infatti, le sole serie televisive made in USA che ho apprezzato, di recente, sono state "The Eleventh Hour" (forse il loro unico remake ben fatto, infatti lo hanno sospeso al tredicesimo episodio) e "Medium", la quale è però scaduta molto nel corso delle stagioni.

Le serie americane sono inutilmente lunghe, con la spiacevole conseguenza che, una volta a corto di idee, preferiscono snaturare i personaggi, mandare all'inferno la trama e fregarsene della coerenza logica pur di spremere fino all'ultima goccia di grasso del metaforico vitello.

Un ragionamento da fan che mi ha sempre trovato in disaccordo riguarda le lamentele in merito alla brevità delle serie inglesi: preferisco ottanta volte vedere cinque episodi fatti come Dio comanda e andarmene felice a plottare fiction fino alla nuova stagione, piuttosto che sorbirmi duecento puntate, di cui due passabili e centonovantotto dimenticabili, con tanto di incazzatura allegata in omaggio.

Senza contare che ho poco tempo da devolvere ai telefilm, perciò beccare fregature mi fa sentire doppiamente defraudata.

Con questo, non voglio dire che gli inglesi scrivano solo sceneggiature spettacolari.  Prendiamo la seconda stagione di Whitechapel: se togliamo l'approfondimento psicologico e le dinamiche fra i personaggi, eccezionali, la trama gialla lasciava abbastanza a desiderare. Gli ultimi Midsomer Murders, poi, erano, a parte eccezioni, scontati e ripetitivi.

Di certo, li ritengo ad un livello superiore rispetto agli americani.

Con gli sceneggiatori nostrani, poi, il paragone neanche mi azzardo a farlo: per me, la fiction italiana è morta, anzi non pervenuta, anzi deliziosamente clueless.

Salvo solo la prima stagione di Romanzo Criminale e, fino alle ultime, pessime quattro puntate, Il Commissario Montalbano.

Lo sceneggiatore italiano assomma in sé le peggiori caratteristiche che si deplorano negli autori di ficcyne: è intellettualmente pigro, nel senso che non si documenta e, se lo fa, dà proprio l'impressione opposta, non gli importa un benamato ciufolo di creare una trama sensata, come se il telespettatore fosse cretino e si bevesse tutto senza discernimento né spirito critico, usa sempre le stesse tre trame rimasticate e i soliti quattro personaggi stereotipati, se ne sbatte dimentica di approfondire dei passaggi chiave fondamentali per la comprensione della storia, ma corre lesto lesto a mostrare le scene che più gli interessano, di solito quelle di sesso e/o sentimentali, anche se la fiction parla di sport oppure di cronaca nera.

Un buon banco di prova di quanto ho appena scritto è riscontrabile nella fiction "Il Tredicesimo Apostolo", che mi ostino a guardare senza sapere perché c'è un prete ginger discretamente gnocco.

Questa serie è stata magnificata in lungo e in largo, salutata come il nuovo che avanza e la risposta italiana a X-Files e, soprattutto, come un format prettamente italiano non replicabile, che avrà un ottimo mercato all'estero.

Forse pensavano allo spazio profondo di startrekkiana memoria, sicuramente a un angolo del cosmo dove non esistono serie televisive anglofone, perché persino il più scempio telefilm americano diventa un capolavoro di sceneggiatura e regia al paragone di questo.

Chiunque abbia sceneggiato questa cosa, dovrebbe andare ora adesso subito a consultare un vocabolario Zanichelli, alla voce Coerenza logico-narrativa, perché è chiaro che non ha la più pallida idea di cosa sia.
Conferma inoltre la mia disistima e bassa opinione per le scuole di sceneggiatura/scrittura creativa.

Tutto, personaggi, trama, dialoghi, comunica l'impressione di essere stato assemblato casualmente, come se si cercasse di costruire un elicottero del Meccano senza istruzioni, usando le brugole a rovescio e i cacciavite dalla parte del manico, con la scusa che, tanto, il paranormale può giustificare qualsiasi cratere vulcanico nello svolgimento della storia.

Niente di più sbagliato.

Anzi, è proprio quando si ha a che fare con il paranormale, il fantascientifico, il fantasy, che tutto, tranne l'impossibile, deve essere concatenato e spiegato da una logica ferrea. Il paranormale ha le sue regole e, se possibile, queste regole sono ancora più cogenti di quelle della realtà reale, perché devono spiegare l'inspiegabile e renderlo ammissibile.

Si deve tenere presente questo imperativo, se si vuole restare seri. Se non si vuole scadere nella comicità involontaria o nel nonsenso più spinto.

Un paio di esempi, giusto perché non si pensi che io parlo a vanvera. E vi assicuro che non sono confutabili come quelli del collega di cui sopra.

A)

Partiamo dall'avvertimento, non segnalato, che "Il Tredicesimo Apostolo" è una specie di AU: infatti, i protagonisti si muovono in un universo in cui l'esistenza delle forze dell'ordine (Polizia, Carabinieri, Gendarmeria Vaticana, Guardie Svizzere, Cavalieri Jedi) non è contemplata.

Persone muoiono bruciate vive o punte a morte da uno sciame di api, vengono rapite dall'amante morto tornato sotto forma di UFO, spariscono tra le grinfie di una sinistra loggia massonica e nessun poliziotto si preoccupa di indagare su questo.

Zero garanti della pubblica sicurezza, neanche un misero ausiliario del traffico, per dodici, maledette puntate.

Quando ho fatto notare questo problema, mio padre mi ha candidamente risposto: "Sono a Roma; li avranno spediti tutti a guidare le auto blu o a fare la scorta ai parlamentari."

Prendiamo per buona questa spiegazione, perché non ce ne verranno fornite altre, né più logiche, né più sensate.

B)

Puntata 01x05, "Rachele": è questione di dettagli, ma è anche il dettaglio che segna la differenza tra un buono e un cattivo prodotto. Perché è nei fili secondari della trama che più comunemente si annida l'errore o la sciatteria.

Una delle vittime della misteriosa ragazza rediviva, che dà il nome alla puntata, è un cieco. Scopriamo, tramite un successivo retrolampo flashback, che costui non è nato cieco, anzi ci vedeva benissimo e questo è stato, in parte, il motivo della sua morte.

Il primo problema è che non viene mai spiegato come è diventato cieco; il secondo problema è che difficilmente si è trattato di cecità sopraggiunta con la vecchiaia, poiché il personaggio viene mostrato con ferite simili a bruciature all'altezza degli occhi, ma non c'è nessun accenno ad alcun incidente che possa essergli capitato.

Aggiungo il fatto che tra normalità e cecità sono trascorsi quattordici anni, la storia si svolge in un villaggio di pescatori e non ci sono indizi del fatto che costui lavorasse a contatto con il fuoco, tipo in un'officina da fabbro.

Il mistero si infittisce, almeno questo, perché quello della puntata era banalotto e prevedibilissimo.

C)

Puntata 01x08, "La scelta": hanno tirato di mezzo gli Etruschi e, come al solito, lo hanno fatto in maniera imprecisa e superficiale.

Questo popolo è negletto e bistrattato da tutti i libri di storia, perché ha avuto la somma sfiga di esistere in concomitanza con Loro, gli inarrivabili: i Greci, di cui ha copiaincollato la mitologia, e i Romani, ai quali ha di fatto fornito la religione.

Ciò non esime chicchessia dal documentarsi -verbo che dovrebbe avere la stessa valenza sacrale di "benedire"-, sui loro usi e costumi, senza permettersi plasmare una civiltà come un salsicciotto di Didò affinché si attagli ai propri scopi, e soltanto perché si è erroneamente convinti che sia sconosciuta ai più.

Tra l'altro, questi sceneggiatori pedestri mi avevano illuso sulla loro dedizione catalogatoria nell'episodio 01x02 (Anatema), in cui si parlava delle Moire; tuttavia, visto il livello di approfondimento dell'argomento, sospetto che qualcuno di loro abbia saccheggiato a piene mani la ricerca di Mitologia Greca del figlioletto novenne.

La trama, in soldoni: la donna protagonista riacquista l'uso delle gambe, in quanto posseduta dal "demone etrusco Vanth", e deve uccidere il marito a mo' di "offerta tombale" alla creatura infera.

Ciò non è del tutto corretto.

Iniziamo dal fondamentale presupposto che no, gli Etruschi non praticavano sacrifici umani votivi per i defunti, anzi, sublimavano questa necessità attraverso i giochi gladiatori che seguivano ai festeggiamenti funebri.

Persino il famigerato Phersu, in cui un uomo incappucciato e armato di clava doveva battersi con un mastino, non era altro che una sorta di "sacra rappresentazione" del Ratto di Cerbero ad opera di Ercole e, di solito, era proprio il cane a soccombere.

Vanth è una semidivinità, dello stesso rango delle Ninfe, effigiata nuda e alata, a volte con una boccetta e uno stilo fra le mani, con i quali scrive il destino degli uomini prossimi al trapasso.



Vanth (prima del make-up Taodue)

Visto che la fanciulla di cui sopra non risultava abbastanza spaventosa per questo telefilm così davk, i nostri eroici autori si sono spremuti le meningi per renderla semplicemente terrificante.

E che cosa c'è di più terrificante di una donna dalla testa irta di nientepopodimenoche serpenti? *inserire coro di ammirazione stuporosa qui*

In effetti, il pantheon etrusco contempla una divinità femminile dalla chioma serpentina, tale Persipnai, la consorte del dio dell'oltretomba Aita: l'amabile coppietta di anfitrioni inferi è effigiata su una delle pareti della Tomba dell'Orco (Tarquinia).



Aita e Persipnai (foto e condizioni dell'affresco sono pessimi, ma si dovrebbero intravvedere comunque i serpentelli)

Però, insomma, questa Persipnai è così radical-chic poco nota: non sia mai che i nostri prodi sacrifichino la faciloneria pedestre alla credibilità storica!

Molto, molto meglio, sottoporre la cara e mainstream conosciuta Vanth ad una sessione intensiva di Photoshop, appiccicandole alla faccia la malcapitata Gorgone dell'antefissa del Portonaccio di Veio.



Il Gorgoneion apotropaico


Signore e signori, ecco a voi l'apice dello squallore!



(Vanth dopo il make-up Taodue; chiedo scusa per l'infima qualità dell'immagine.)


Sappiatelo: ogni volta che qualcuno guarda questa puntata, un etruscologo muore.

D'accordo, ora qualcuno dotato di scarso spirito critico mi accuserà di essere la solita fottuta secchiona saputella. E infatti lo sono, out and proud.

Lo ammetto, io ho tutte queste conoscenze perché ho preso trenta e lode in entrambi gli esami di Etruscologia, ho ritagliato e conservato gelosamente tutti gli articoli di Archeo sul pantheon etrusco e l'urban fantasy che pianifico da anni si basa anche su molti miti della religione etrusca.

Si presume, tuttavia, che uno sceneggiatore della Taodue venga profumatamente pagato per svolgere questo lavoro.

E, di conseguenza, per farsi una ricerchina di dieci minuti su Google, andare in una biblioteca e aprire il celeberrimo "Etruscologia" di Massimo Pallottino o cercarsi un consulente che si smazzi tutti i passaggi di cui sopra al proprio posto.

Vogliono forse farmi sospettare che vengono pagati profumatamente per scrivere la prima stupidaggine pseudo-esoterica che gli passa per la testa ingenuità?

The End...?


P.S.: come volevasi dimostrare, c'era una spiegazione razionale per la cofana di boiate messe di sciocchezze ammassate in questa fiction.


Una degli sceneggiatori è tale Lorenza Ghinelli, quella della "rabbia alessitimica" (WTHF), già passata per le Forche Caudine del mio blog alla fine del mio precedente Post-it Ammonitore: http://signorinaeffe.livejournal.com/3672.html

Siccome io potrei essere etichettata come un'invidiosa rosicona che non ha avuto il benché minimo successo letterario (benché abbia pubblicato un romanzo giallo), lascio la parola a qualcun altro, più disinteressato di me:


http://www.scrittevolmente.com/2012/01/21/recensione-il-divoratore-di-lorenza-ghinelli/

(Danke schön a minnow90, per avermi reso nota l'esistenza di codesto luogo di perdizione)

(*) http://fantasy.gamberi.org/2011/09/21/due-o-tre-parole-su-harry-potter/
Ve la linko, così siete liberi di farvi un'opinione in proposito, anche diversa dalla mia. Ovviamente.

EDIT (11/02/2012): l'intervento con il link alla pseudo-recensione è ricomparso e, infatti, è stato aggiunto al post! ^_=

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