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La Scartoffia Precedente

[Monthly Pilot] Aprile



Informazioni di servizio necessarie prima di cominciare: non sono morta, la real life è stata impegnativa e a marzo non ci sono state novità televisive di rilievo tali da richiedere un mio commento al vetriolo.
Invece, ad aprile è cominciata la stagione primaverile della programmazione giapponese, che per me è stata fitta di nuove serie da dissezionare chirurgicamente commentare: seguitemi in questa mirabolante (?) recensione e, se sarete tanto bravi da arrivare fino in fondo, ci sarà anche una piccola sorpresa! #clickbaitingatitsbest


Joker Game

Trama: Ambientata nel 1937, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, la storia si occupa di una misteriosa organizzazione che addestra spie, nota come l’Agenzia D. L’agenzia è gestita dal tenente colonnello Yuuki dell’Esercito Imperiale Giapponese. I suoi ideali lo spingono a reclutare persone al di fuori degli allievi e del personale delle accademie militari, e ad addestrarli per divenire agenti esperti nell’arte della manipolazione, affinché costituiscano una squadra per le operazioni speciali. Uno di questi antieroici agenti, di nome Jirou Gamou, si fa carico di una difficoltosa operazione per recuperare alcuni documenti segreti, le “Black Notes”, contemporaneamente lottando contro forze avverse all’interno e all’esterno dei propri ranghi.

Per una volta che la trama non era scritta in sumero tardoantico, hanno dovuto svaccare tutto piazzandoci alla cazzomannaggia la vicenda di Jirou Gamou, che nella serie non è ancora stata neanche vagamente accennata.
Dura la vita del recensore, eh?

Partiamo con il dire che io questa serie l’aspettavo con trepidazione da quando esisteva soltanto la versione a schizzo della locandina, finalmente qualcosa che non fosse il solito fantasy stereotipato o l’ennesima, detestabile commedia scolastica. Un po’ meno trepidazione di me l’hanno mostrata gli utenti di MyAnimeList, altro nostro prezioso supporto informatico, nonché dimostrazione scientifica che l’analfabetismo funzionale è una piaga discretamente diffusa anche fuori dai nostri patrii confini. Prima ancora che fosse uscito mezzo trailer smozzicato, c’era già gente che ululava al revisionismo storico, perché OVVIAMENTE, in una serie giapponese sullo spionaggio durante il secondo conflitto mondiale, ci deve essere per forza un atteggiamento giustificatorio, se non assolutorio, riguardo alle azioni militari e diplomatiche del Paese.
Chissà com’è la vita vissuta da dentro quei piccoli cervellini manichei e prevenuti; sicuramente meglio della mia che mi faccio saghe –non è un refuso- mentali persino sui granelli del sabbia del giardinetto zen che ho sulla scrivania.
Come volevasi dimostrare, almeno fino a questo momento –siamo alla vigilia dell’episodio 7, cioè appena oltre il giro di boa della stagione-, non solo non c’è stato alcun atto che possa essere definito revisionista, ma anzi, la maggior parte delle operazioni che il Tenente Colonnello Yuuki compie per mezzo dei propri agenti mira, come scopo primario, a mettere in luce quanto inadeguati e criticabili siano i comportamenti e le azioni della polizia militare. Gli agenti stessi sono scelti al di fuori dei ranghi dell’esercito proprio per dimostrare quanto siano necessari una mentalità e un atteggiamento diversi da quelli che vengono coltivati nelle accademie per poter svolgere un lavoro di spionaggio che sia davvero utile alla nazione.
E qui mi fermo con i discorsi seri, ché stiamo pur sempre parlando di anime.

Per quanto riguarda trama e personaggi, Joker Game è una serie impegnativa, di quelle che richiedono totale concentrazione per tutta la durata dell’episodio: il quadro storico in cui si svolgono le vicende è dato per noto allo spettatore, senza spiegoni di sorta che peraltro stonerebbero con il narratore interno. Inoltre, ogni puntata è concentrata su di una sola spia, in un luogo diverso del pianeta, e il character design non aiuta a capire di quale degli otto agenti si sta parlando, poiché, a parte alcuni minimi tratti peculiari- la pettinatura di Amari, i giochi di prestigio di Tazaki-, le spie sono quasi indistinguibili l’una dall’altra. Scelta realistica e apprezzabile, visto il loro doversi confondere con l’ambiente circostante senza attirare l’attenzione. Infatti, a questo proposito è emblematico l’episodio quattro, quello che ha causato crisi di panico e isteria collettiva negli spettatori casual: la spia non era il protagonista dell’episodio, anzi poteva essere individuato prima della scena finale solo riconoscendo il suo doppiatore, e le motivazioni del “cattivo” erano comprensibili soltanto per chi avesse qualche dimestichezza con la storia dei conflitti fra Cina e Giappone. Just so you know, ad inizio episodio vengono sempre indicati data e luogo, quindi bastano una ricerchina di cinque minuti su Google e l’aver imparato a leggere in prima elementare, invece di berciare sull’internet facendo fare ginnastica ai polpastrelli che non si capiva un cazzo e, di conseguenza, la puntata faceva schifo e c’erano pure i gay travestiti pedofili, bleh.
Insert jingle here: Abbiamo presentato l’utente medio di MyAnimeList/TvShowTime. Pubblicità!

Così parlò Effe: se cercate una serie che vi faccia disconnettere il cervello per mezz’ora, questo è l’ultimo anime che dovreste guardare. Invece, se siete disposti a rinfrescare quel poco di storia mondiale che vi raccontano a scuola e a seguire una trama dove i buoni e i cattivi sono ammantati da quelle povere, bistrattate sfumature di grigio che una balorda incapace ha rapito al linguaggio comune per farne l’incarnazione dello squallore terreno, allora Joker Game è la serie che fa per voi. Ma non ditelo agli utenti di MyAnimeList.


Bungou Stray Dogs

Trama: Atsushi Nakajima è stato cacciato dall’orfanotrofio in cui viveva e ora non ha né cibo, né un posto in cui dormire. Mentre si trova sul ciglio del fiume, si ritrova a salvare un uomo che sta tentando il suicidio: costui si chiama Osamu Dazai e, insieme al suo partner Kunikida, fa parte di un’agenzia investigativa davvero particolare. Entrambi sono dotati di poteri soprannaturali e si occupano di casi troppo rischiosi per la polizia o l’esercito. Al momento, i due stanno dando la caccia ad una tigre apparsa di recente nell’area, la quale sembra avere un’inquietante connessione con Atsushi. Una volta risolto il caso, risulta evidente che il destino di Atsushi è legato a quello dei due detective e della loro agenzia.

Misteriosamente, la trama era scritta già in italiano; peccato fosse quello di un post delirante qualsiasi sulle scie chimiche, i rettiliani assiro-babilonesi e il Nuovo Ordine Mondiale. #mainagioia
Il pilot di Bungou Stray Dogs, riassunto lì sopra, è senza dubbio la cosa più demenziale e pallosa che io abbia visto da diverso tempo a questa parte: tolta la ridicola ovvietà del caso- se leggete BENE quelle dieci righe lì, la soluzione vi colpirà come lo sputo che volevo tirare in faccia agli sceneggiatori a fine episodio-, è stato un miscuglio letale delle pare mentali dell’orfanello “nessuno mi vuole/tutti mi odiano and so on”, baruffe chiozzotte fra i due detective animate da un umorismo che avrebbe fatto sbiancare dall’orrore anche i barzellettieri del Cucciolone, nonché la non necessaria importanza data al personaggio di Osamu Dazai.
All’interno della mia classifica sull’odio imperituro verso i personaggi di fantasia, Dazai in cinque minuti di episodio ha bruciato qualcosa come cinquanta posizioni, arrivando ad insidiare quel coglione bipolare di Guren Ichinose o quell’emblema delle relazioni disfuzionali evitabili che è Jace Wayland/Herondale/Sarcazzo. Se non avete idea di chi siano questi detestabili figuri, avete avuto una vita serena nella vostra casetta sotto un sasso fino ad ora, sappiate che vi sto invidiando molto.
Dazai è un intollerabile cialtrone, ossessionato dal desiderio di suicidarsi- avete letto bene e, SPOILER!, purtroppo per ME non ci riesce mai-, uno di quei personaggi che sembra intelligente perché, in sua presenza, il QI degli altri subisce una flessione negativa a precipizio come neanche la Borsa mondiale durante le più spregevoli speculazioni finanziarie. OVVIAMENTE, e che ve lo dico a fare, ha un oscuro segreto nel suo passato ed è adorato in maniera sbavante dall’intero fandom… Bello vedere i corsi e i ricorsi delle sciatterie narrative e delle opinioni medie, nevvero?
Infine, è doppiato da Mamoru Miyano. So che per aver messo nero su bianco ciò che sto per scrivere riceverò un avviso di garanzia, una fatwa fandomica e anche un dolcegramma esplosivo, ma io la voce strascicata da risveglio post sbornia di Miyano non solo non la trovo SeCsi, ma anzi ha sui miei nervi un effetto irritante come una capriola in un cespuglio d’ortiche. Ecco, l’ho detto e l’ho scritto, ora vado a fare testamento.
Ciò premesso, vi starete chiedendo, perché non ho droppato la serie?
Beh, perché mi è capitata quella cosa strana che ogni tanto mi succede con quello che leggo/guardo: mi sono affezionata più ai personaggi che alla trama, Dazai escluso. Peraltro, negli ultimi episodi la zecca ha avuto una parte più marginale e, infatti, la qualità del prodotto è salita in maniera lenta, ma sensibile. Diciamo che voglio dargli ancora una chance, soprattutto se posso avere più scene con Kunikida e, soprattutto, con Ranpo Myprecious Edogawa.

Così parlò Effe: non è di certo promossa a pieni voti, almeno non fino a quando i cattivi non smetteranno di sembrare usciti da un gangster movie parodistico americano brutto, ma mi sbilancio a dire che è passabile.
Ve la consiglio? No, perché per la legge del contrappasso dantesco da cui sono afflitta, finirete per amare Dazai tanto quanto io lo odio, e non potremo più andare d’accordo.


Koutetsujo no Kabaneri

Trama: La storia si svolge nell’area insulare di Hinomoto- tocca fidarsi, visto che lo sostieni solo tu-. Qui, gli umani sono costretti a rifugiarsi in stazioni ferroviarie fortificate per poter sfuggire ai Kabane, zombie feroci dal cuore di metallo, che infestano il territorio dell’intera nazione. Da una stazione all’altra è possibile spostarsi solo tramite le Hayajiro, locomotive armate che fungono da collegamento.

E TvShowTime ci abbandona così, senza spacciarci il riassunto striminzito del pilot per la trama della serie, ma fregandosene pure altamente di accennare almeno all’argomento principale, i Kabaneri: al contrario dei Kabane, da cui pure discendono, i Kabaneri mantengono il senno, acquisiscono forza e velocità sovrumane, ma sono dipendenti dal sangue. Nella serie ce ne vengono presentati due, al momento- il primo che urla SPOILER lo fulmino con la Lancia del Sole: Ikoma, un giovane inventore che lavora per il sistema ferroviario, desideroso di creare un’arma che possa essere davvero efficace contro i Kabane, finalmente un protagonista che ragiona con il cervello, e non con qualche propaggine più bassa e meno nobile; Mumei, una nanerottola caruccia e bellicosa, legata in qualche maniera con lo shogunato e creata appositamente perché gli allupati compulsivi non si stanchino della serie dopo cinque minuti di spiegazione dell’ambientazione.
Ikoma e Mumei, caratterialmente incompatibili e quindi, per la legge del contrappasso eteronormativo delle trame da quattro soldi, destinati ad inciuciarsi prima della fine della stagione, si trovano dunque ad usare i loro poteri di Kabaneri per difendere i pochi umani sopravvissuti ad un attacco di Kabane ad una stazione ritenuta sicura, durante il viaggio su uno dei treni armati in direzione della capitale.
A me questa serie non dispiace: la distopia è mostrata, e raramente raccontata, apprezzo molto gli elementi steampunk associati alla cultura giapponese di inizio Novecento e, al momento, i personaggi sono scritti in maniera discreta, seppur incasellabili in ben precisi stereotipi del filone shonen. Ciò che mi piace molto di meno è il pubblico di questo anime: non ragioniam di quelli che lo guardano solo per le tette il bel faccino di Mumei, parliamo invece di coloro che lo ritengono identico a Shingeki no Kyojin.
Sto per scrivere un altro pensiero molto impopolare, tenetevi forte: non mi interessa. Finché la serie è godibile di per sé, mi intrattiene e non è un plagio palese, una scopiazzatura riga per riga, un ricalco a carta carbone- e questo anime non lo è, ci sono sì spunti simili, ma sviluppati in maniera differente, comunque riconducibili ai fondamentali del genere survival post-apocalittico-, frega proprio nulla delle (presunte) somiglianze.
Ad ogni modo, là fuori c’è Ggente che reputa quel capolavoro indiscusso di Code Geass un plagio di Death Note- con che criteri, in nome del dio minore della Recensione Critica?!- e sostiene con invidiabile sicumera che Pandora Hearts sia identico a Tsubasa Chronicle- ti piacerebbe, Pandora Crap, nevvero?-, dimostrando di non capire una beneamata ceppa di minchia su molti livelli, perciò non farei troppo affidamento sulle opinioni comuni.

Così parlò Effe: non è la serie dell’anno come molti si ostinano a strillare, questo è un dato di fatto- unpopular opinion incoming: le serie dell’anno NON esistono, ci sono quelle raccapriccianti, quelle godibili, quelle insignificanti e, di tanto in tanto, le perle di rara magnificenza. Period. Tuttavia, se amate le ambientazioni steampunk post-apocalittiche, il Giappone antico e gli zombie, diciamo che un’occhiata senza impegno gliela potete pure dare. Secondo me, solo la OST di Hiroyuki Sawano vale ventiquattro minuti settimanali del vostro tempo.


Shounen Maid

Trama: Protagonista della storia è Chihiro Komiya, un ragazzino che frequenta le scuole elementari e vive con la madre, secondo il motto “Chi non lavora, non mangia”, perciò svolge abitualmente pulizie e commissioni. Dopo la morte improvvisa della madre, viene affidato ad uno zio ricco e per lui sconosciuto, Madoka Takemori. Chihiro inizialmente rifiuta l’ospitalità dello zio, ma, alla vista del pessimo stato in cui versa la residenza dei Takemori, decide di mettersi a pulirla. Lo zio, dunque, gli propone di vivere lì, a patto di svolgere i lavori di casa. Chihiro accetta, ma non sa che dovrà farlo in qualità di cameriera!

Fidati, ignoto tramarolo spregiatore di punteggiatura, congiunzioni subordinanti, consecutio temporum e financo della tua lingua madre, lo sa. Ora, se frequentate i miei stessi lidi della perdizione, probabilmente avete letto intrecci di trucidi p0rnazzi yaoi molto meno compromettenti di quelle dieci righe lì, tuttavia, vi assicuro che in questo anime ci libriamo sulle tenere ali dell’UST e dei gay ingenui, perciò potete guardarlo senza timore di finire a farvi gli impacchi di candeggina agli occhi sotto lo sguardo ammonitore del cuggino che lavora alla Postale.
La prima parola che mi viene in mente per definire quest’anime è “rilassante”: persino l’inizio drammatico della storia è trattato con leggerezza- che NON è sinonimo di superficialità, anzi-, tutto il resto si basa su scenette di vita quotidiana che mettono in luce come un bambinetto delle elementari, già divorato dall’OCD e discretamente maniaco del controllo, sia in grado di badare a ben due uomini adulti, Madoka lo zio casinista e Keiichiro, il suo segretario particolare #ammiccammicc#.
A questo punto dovrei rendervi edotti delle opinioni della Ggente riguardo a questo anime, ma, a giudicare dalla penuria di commenti che lo accompagna, mi sto convincendo che lo guardiamo soltanto io e lo staff che lo produce. Poco male, almeno in questo caso ci eviteremo la morte di qualche manciata di neuroni leggendo agglomerati consonantici di scimmie che ululano OMGgaypedobleh!1!1

Così parlò Effe: schifato dalle masse, zeppo di gay ingenui, tenero, non dimenticatevi dei gay ingenui, poco impegnativo, l’ho già detto gay ingenui?, quest’anime è la classica serie riempitivo, quella che si segue per rilassarsi tra una puntata e l’altra degli anime davvero interessanti. Che in questa stagione languono, però.


Ace Attorney

Trama: Basato sulla celebre serie di videogiochi Capcom- in effetti, lo spottone ancora ci mancava!-, l’anime segue le vite del giovane avvocato difensore Ryuuichi Naruhodou, della sua mentore Chihiro Ayasato e della sorella medium di quest’ultima, Mayoi, mentre lavorano accanto a personaggi pittoreschi come l’investigatore Keisuke Itonokogiri per salvare i clienti di Ryuuichi da un verdetto di colpevolezza.

Doverosa premessa: io odiodetestoaborro i legal drama. Tutto nasce dal fatto che odiodetestoaborro pure il topos del Personaggio Ingiustamente Accusato, in cui tutti vedono rifulgere la sfolgorante innocenza della povera vittima vessata, incastrata da prove artatamente create per screditarla e da testimoni inaffidabili- spesso prezzolati-, nonché pervicacemente presa di mira dallo stolido forcaiolo, il quale si trova nella scomoda posizione di essere il pubblico ministero/l’accusante/quello che deve fare la figura escrementizia davanti all’Infallibilità Decretale dell’Eroe.
Però, persone della cui opinione io mi fidavo- cani traditori!- sostenevano che il videogioco fosse il più fantameraviglioso mai creato, altissimo purissimo divertentissimo, che un amante dei gialli non poteva non apprezzarlo, perciò, essendo io una scarsona indegna all’atto pratico del videogiocare, ho deciso di seguire l’anime.
Peste mi avrebbe dovuto cogliere.
Seconda, altrettanto doverosa premessa: ho realizzato di recente, avendo scribacchiato più recensioni che narrativa tout-court, che, in base ai miei parametri di valutazione, posso essere indulgente nei confronti di una trama già vista e di caratterizzazioni un po’ clichettose, a patto che il resto sia raccontato con tutti i crismi del criterio e della dignità narrativa. Invece, quello che mi fa veramente, ma veramente andare il sangue agli occhi, il fumo al cervello e il Dalek alla schiena è la coerenza logico-narrativa presa a sputi, sberleffi e schiaffoni, soprattutto se viene martirizzata in nome della prigrizia mentale, del “perché sforzarmi di far succedere l’evento taldeitali in maniera sensata, quando posso sbattermene altamente e mandare avanti la storia a botte di decreti e perché sì, tanto chi vuoi che se ne accorga che c’è un cratere nella trama?”.
Ace Attorney fa delle sevizie alla coerenza logica il suo punto focale, e frega cazzi che tu, fan del videogioco che schifi l’anime tanto quanto me, mi venga a dire “eh, ma non è basato su un sistema legale esistente!”. Eh, allora perché la logica funziona benissimo quando l’imputato è il personaggio X del caso Y, con prove, movente, arma e tutto il pacchetto crime di serie- benissimo forse è un termine un po’ fortino, visto che il Samurai è stato arrestato sulla stringente base del “Era l’unico che poteva commettere il delitto”, quando c’erano altre tot persone nello stesso posto E LO SAPEVANO TUTTI, persino l’ultimo vicino sfigato del circondario-, mentre, quando si tratta di accusare alla cazzomannaggia Ryuuichi e/o Mayoi, solo per fare dell’angst facilone da fyccinaro di Wattpad, la sensatezza e la coerenza vengono spedite a fare le peripatetiche ai lati della strada?
Nel caso che vedeva imputati prima Mayoi e poi Ryuuichi, abbiamo assistito, nell’ordine, a:

  1. ragazza accusata di aver ucciso la sorella, unicamente perché sorpresa accanto al cadavere- quindi, senza movente;

  2. procuratore che fabbrica prove false come nei peggiori processi-farsa delle dittature militari terzomondiste contro gli oppositori politici, OVVIAMENTE passandola liscissima;

(friendly reminder che, ogni volta in cui scrivo OVVIAMENTE seguito da una fallacia logica, un saggio di Narratologia si trasforma in una copia di 50Shades)

  1. reperti autoptici falsi, appunto, in cui la vittima passa da “morta sul colpo” a “quasi morta sul colpo”- manco alla Facoltà di Medicina Cialtrona di Possibilandia;

  2. avvocati che sottraggono prove vitali dalla scena del crimine senza che nessuno fiati- va beh, è la naturale conseguenza del punto 2;

  3. investigatori che NON esaminano le prove- girate quella stracazzo di ricevuta, INVERTEBRATI;

  4. testimoni che mentono in maniera spudorata, vengono scoperti, non subiscono conseguenze di sorta e, comunque, sono ritenuti più affidabili dell’avvocato difensore- seems so fucking legit;

  5. ultimo, ma non meno indecente, un avvocato difensore che viene accusato di aver ucciso il suo mentore e capo, dal primo buffone che passava, solo per levarselo dai piedi, con totale noncuranza del fatto che la ragazza del punto 1, essendo presente nello studio, avrebbe DOVUTO vederlo compiere il delitto e, di conseguenza, avrebbe potuto scagionarsi istantaneamente accusando lui. Ennesimo arresto SENZA MOVENTE, PRIVO DI SENSO, DELIRANTE.

A questo punto, cercando di tenere a bada l’intera Skaro che mi è salita ripensando alle atrocità perpetrate nei confronti della logica, degne di un processo per direttissima davanti al Gran Giurì degli Scribacchini Precisini, mi domando: esattamente, DOVE SONO le cose che un amante dei gialli dovrebbe apprezzare, in questo scempio indegno persino di una fiction di Rai1 sceneggiata da gente che, quando distribuivano i pollici opponibili, era in fila per le scene di sesso etero gratuite?

Così parlò Effe: ci sono le brutture che inducono la narcosi, quelle che ti fanno comparire una graziosa nuvoletta a forma di WTF sulla testa e quelle che, ogni volta in cui ci ripensi, devi trattenerti per non trasformarti in un alpaca mannaro. Questa, nella fattispecie, è una bruttura ignobile, inguardabile e insalvabile, che non merita il tempo che ancora, da idiota biliosa e masochista, le concedo ogni settimana. Perciò, fate un enorme favore a voi stessi, al vostro fegato e alla vostra sanità mentale e al vostro Dalek interiore: statene ben alla larga.


Endride

Trama: La storia si svolge a Endora, un mondo sconosciuto, al di sotto della superficie terrestre, in cui la volta celeste è rischiarata da giganteschi Adamanti e i cieli sono solcati da strisce color arcobaleno, simili all’aurora boreale.
Shun Asanaga è un curioso e brillante quindicenne terrestre: quando un misterioso cristallo, di proprietà della società di ricerca presso cui lavora suo padre, attira la sua attenzione, il ragazzo lo tocca e viene catapultato nel mondo di sotto. Intanto, a Endora, il sedicenne principe Emilio, il quale disprezza profondamente l’attuale re usurpatore Delzaine, si ribella alla Corona, nel tentativo di riconquistare il trono, ma viene sconfitto e imprigionato. All’arrivo di Shun, le mura della prigione si distorcono, permettendo la fuga del principe recluso. Shun ed Emilio collaboreranno per permettere all’uno di tornare a casa e all’altro di portare a termine la propria vendetta. Il futuro è nelle mani di due giovani cresciuti in due mondi differenti.

È successo di più in queste quindici righe di trama che in sei episodi di anime, ve lo giuro.
Come ogni buon fantasy medievaleggiante che si rispetti, Endride è lento come un bradipo, una lumaca e una tartaruga che fanno nuoto sincronizzato in una pozza di bitume. In sei episodi, i personaggi si saranno spostati di mezzo chilometro, a voler essere generosi, dal momento che la maggior parte del loro tempo si perde nel parlarsi addosso, nel litigare parlandosi addosso, nell’avere flashback parlandosi addosso, oppure tutte e tre le cose contemporaneamente, in loop.
La storia è talmente noiosa che persino il tono dei doppiatori è scoglionato, neanche negli uffici pubblici il sabato mattina si avverte un tale miscuglio di insofferenza e fastidio nei confronti dell’esistenza. E sì che si tratta di gente che, in altre serie, ha dimostrato di essere in grado di fare un lavoro ben più che decente, si vede che lo studio in questione li paga in carte di caramelle Cricri, confezioni di yakisoba Saikebon e buffetti sulle guance.
Studio che, oltre a far economia sul compenso dei doppiatori, ha furbescamente deciso di risparmiare sulle animazioni più difficili, riducendo le scene di combattimento a primi piani sulle smorfie sofferenti dei personaggi e appositi tagliuzzamenti in stile “guardalà”.
Personalmente, ho smesso di aspettarmi un miglioramento da quest’anime, visto che nemmeno la comparsa degli Ignauts, gli unici personaggi adulti all’apparenza vagamente interessanti, è stata in grado di far alzare l’asticella da “narcolettico”  a “tollerabile”. Tuttavia, c’è da dire che, al contrario di Ace Attorney, al termine dell’episodio non mi ritrovo coperta di lanugine da fluffoso camelide assassino.

Così parlò Effe: come si evince dai commenti di cui sopra, questo va nella categoria delle brutture narcotiche. C’è ben poco che possa risollevarlo, a mio parere, se non forse una scenaccia NSFW BDSM dub-con- qui si sogna in grande-, in cui Felix dimostra fino a che punto può spingersi la sua dedizione nei confronti del culo di Demetrio. Potere del Quaderno delle Slashate Apocrife, vieni a me!


[Recupero]
Boku Dake ga Inai Machi

Trama: Il ventinovenne Satoru Fujinuma cerca di farsi un nome come mangaka, non senza difficoltà e molte paure. Gran parte della sua frustrazione dipende anche da un peculiare fenomeno di cui è vittima, chiamato Revival: quando la vita di qualcuno vicino a lui è in pericolo, egli viene trasportato automaticamente di alcuni minuti nel passato per poterlo salvare- qui la trama era proprio fottuta, su TvShowTime, non potevo copiarla paro paro. Un giorno, dopo essere stato coinvolto in un incidente, viene accusato di omicidio. Disperato, cercherà di salvare la vittima, tornando indietro nel tempo ancora una volta. Si ritroverà tra i banchi di scuola, un mese prima della scomparsa della compagna delle elementari, Kayo Hinazuki. La missione di Satoru è improvvisamente chiara: dovrà salvare Kayo per il bene del futuro.

Prima cosa: prendete questa trama e buttatela nel bidone della raccolta differenziata di carta e cartone.
Seconda cosa: fatevi un account su VVVVID, se ancora non ne avete uno, e guardate questa serie. Il mio consiglio è vedere tre episodi al giorno, una maratona fattibile, che vi permetterà di non arenarvi durante quelle due famigerate puntate centrali di stallo. Azzardo che questo è il tipo di serie a cui il formato una puntata a settimana va stretto, andava rilasciata di botto tutta insieme tipo Netflix, onde evitare l’effetto feuilletton.
Terza cosa: copritemi di sputi ed ignominia, perché io questa serie BELLISSIMA non la volevo guardare. Ché io ho un fiuto infallibile nello scovare le porcate indegne, poi mi passano sotto il naso i gioiellini e li ignoro per rewatchare l’episodio più ignorante ever di Owari no Seraph. Stolta!
Non c’è una sola cosa che non mi sia piaciuta di quest’anime: il giallo è un meccanismo ad orologeria, preciso e lineare, perché una trama gialla contorta è indice di incapacità tanto quanto una sciatta- alla Rowling/Galbraith staranno fischiando fortissimo le orecchie, ma frega cazzi; i personaggi sono scritti come il dio minore della Recensione Critica comanda, così vividi e dolorosamente umani; c’è un lieto fine agrodolce, e per questo credibile, e non sto parlando dello stile grafico, del character design, di certi accorgimenti registici da applauso in piedi davanti al computer aperto sullo streaming.
Ecco, ora potete anche smettere di leggere i miei deliri e filare a recuperare quest’anime, now; se non lo fate, vi mando a casa un chupacabras.

Così parlò Effe: Capolavoro. Period.